Giordano Bruno e Tommaso Campanella. Opera Omnia

Roma, 7 agosto 1603: quella mattina, alle porte della Cancelleria Apostolica, il cursore Laerzio Cecchetti affiggeva un editto del Maestro del Sacro Palazzo, Giovanni Maria Guanzelli da Brisighella, che notificava la proibizione di una sessantina di libri. Per alcuni di questi, si stabiliva una necessaria emendatio ed expurgatio, come previsto dalla Instructio dell’edizione dello Index librorum prohibitorum promulgata da Clemente VIII nel 1596, ma per una decina di autori, la condanna era senza appello: opera omnia omnino prohibentur. Accanto ai nomi degli eretici e degli eresiarchi che dall’edizione dell’Index nel 1559 (il primo Indice romano ad avere effettiva diffusione: dunque, giusto quattrocentocinquanta anni orsono) avevano determinato, con la lacerazione dell’unità religiosa in Europa, la più grave crisi nella storia della Chiesa, figuravano i due più grandi filosofi italiani tra Cinquecento e Seicento: Giordano Bruno (1548-1600) e Tommaso Campanella (1568-1639), i più emblematici per il comune destino di ribellione, fuga, persecuzione e censura.

Il percorso della mostra Giordano Bruno e Tommaso Campanella. Opera omnia prende spunto dalla perentoria condanna dei due filosofi nell’Editto del Maestro del Sacro Palazzo, "Iordani Bruni Nolani libri & scripta omnino prohibentur"; "Thomae Campanellae opera omnia omnino tolluntur". Nell’Editto si intimava pertanto: "di provedere con diligenza, e sollecitudine, che in quest’Alma Città di Roma non si stampi, vendi, ò in qualsivoglia modo tratti, e maneggi libro alcuno prohibito, ò sospeso". L’importanza e il fascino della Mostra consistono nel riunire un numero notevole delle rarissime prime edizioni delle opere di Giordano Bruno con l’opera in prima edizione pressoché completa di Tommaso Campanella, affiancata in molti casi dalle non meno rare seconde e terze edizioni o contraffazioni. Tutti i volumi esposti di Bruno e Campanella fanno parte oggi del Fondo antico della Biblioteca di via Senato. Un ulteriore fattore d’interesse deriva dalle provenienze illustri, talune di amici dei due filosofi, che fanno rivivere l’atmosfera dell’epoca. Il prezioso volume in cui sono uniti De la causa, principio, et uno (1584) e De l’infinito universo et mondi (1584) di Bruno porta la nota manoscritta "ex dono Joannis Florio". Giovanni Florio (1553-1625) fu amico caro di Bruno e fine letterato dell’Inghilterra elisabettiana. Il De monade numero et figura (1591) di Bruno rivela la provenienza del filosofo tedesco Luderus Kulenkamp (1724-1794) che possedeva anche manoscritti del filosofo nolano. L’esemplare di Prodromus philosophiae instaurandae (1617) di Campanella mostra una dedica autografa del curatore dell’edizione Tobias Adami (1581-1643): "Adami à Rosenano Floren".

Per la prima volta in assoluto sarà in visione fuori Roma la sentenza di condanna di Giordano Bruno dell’8 febbraio 1600, un documento unico e di valore inestimabile, oggi custodito nell’Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede (Città del Vaticano). Divisa in due parti ordinate cronologicamente e dedicate rispettivamente al Nolano e allo Stilese, la Mostra presenta soprattutto le splendide e molto rare prime edizioni, ma anche stampe di vedute e il ritratto a olio di Campanella eseguito a Parigi nel 1639, che dà il nome alla Sala Campanella della Biblioteca di via Senato. Il destino comune di persecuzione ed esilio dei due filosofi ha avuto come conseguenza che i luoghi della loro vita e peregrinatio europea così come quelli di stampa dei loro scritti sono i più diversi. L’idea guida della Mostra consiste nel presentare “vedute” di libri e di luoghi di entrambi gli autori: Giordano Bruno che viaggia per tutta l’Europa da Nola a Napoli, Roma, Ginevra, Parigi, Londra, Wittenberg, Praga, Helmstedt, Francoforte, Zurigo, Padova, Venezia fino al ritorno, non più come uomo libero, a Roma; Tommaso Campanella che pur rimanendo in Italia fino al 1634, quando è costretto a fuggire in Francia dove potrà finalmente curare personalmente la pubblicazione delle proprie opere, ha tra il 1617 e il 1630 un notevole numero di scritti editi a Francoforte sul Meno, grazie all’interessamento e alle cure dell’amico tedesco Tobias Adami. Affidati a Eugenio Canone per la parte filosofica e Annette Popel Pozzo per la parte catalografica, i pezzi esposti si pongono l’obiettivo di fornire non solo un’esposizione ragionata del rilievo che hanno avuto i singoli testi (che di per sé sarebbe già un grande risultato), ma anche informazioni sull’epoca.

Il tempo passato sui libri secondo Bruno procura amabilità e stimola tolleranza, indica la via per una compiuta riforma dell’animo: controllo degli umori, beatitudine interiore e – insieme – rispetto per il passato, attenzione per il presente e apertura verso il futuro; quindi, cura per le espressioni di una tradizione che unisce ed eleva gli animi: più sollecitudine che ozio. Nello Spaccio de la bestia trionfante, il personaggio principale, di nome Sofia, fa un’appassionata difesa dei libri e di una biblioteca pubblica libera e senza censure: "non è lezzione, non è libro – arriva ad affermare Sofia – che non sia essaminato da dèi, e che se non è a fatto senza sale non sia maneggiato da dèi; e che se non è tutto balordesco non sia approvato, e messo con le catene nella biblioteca commune: perché pigliano piacere nella moltiforme representazione di tutte cose, e frutti moltiformi de tutti ingegni" (ed. "Biblioteca dell’Utopia", vol. 10, Milano 2000, p. 139). I libri, con i loro innumerevoli mondi speculativi, morali, estetici sono gli amici preziosi nelle dinamiche di comprensione e invenzione per le quali l’uomo, facendo interagire l’intelletto e la mano, riesce con l’arte a spingersi oltre la natura."

Tanto amò i libri Campanella che a proposito delle regole da seguire per filosofare in modo adeguato, raccomanda "di non aderire a nessuna scuola di filosofi o legislatori al punto da ritenerla immune da errori" e però anche di leggere "i libri di tutti gli uomini, e non respingere a prima vista tutto ciò che non si accorda con il tuo intelletto". D’altra parte, Campanella non si stanca di sottolineare che "Dio solo è verace" e colui che vuole indagare la verità deve cessare di "voltar libri" nelle biblioteche e rivolgersi invece alla lettura del codice di Dio, il libro della natura, ossia "il libro dove il Senno Eterno scrisse i propri concetti". Risultato della passione caratterizzante la Biblioteca di via Senato per i Maestri dell’Utopia, la Mostra interviene con originalità nell’anniversario della prima edizione dell’Index romano dei libri proibiti, presentando i duplici opera omnia di Bruno e Campanella, condannati dall’editto dell’agosto del 1603. La Mostra non ambisce a essere una compiuta presentazione dell’intero materiale bibliografico bruniano e campanelliano: essa si presenta piuttosto come un invito ad apprezzare il valore, l’unicità, l’aura che si sprigiona dai libri dei due autori e che ha un riflesso nell’attenzione amorevole delle descrizioni relative agli esemplari esposti. Si tratta di un punto di partenza per l’ulteriore sviluppo di strumenti di carattere bibliografico e iconografico relativi al Rinascimento.

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