Immagini corsare. Ritratti e libri di Pier Paolo Pasolini

A trentacinque anni dalla tragica scomparsa, la Fondazione Biblioteca di via Senato di Milano vuole dedicare alla figura di Pier Paolo Pasolini una mostra bibliofotografica. Saranno esposte una settantina di fotografie originali e una ricca scelta di edizioni di sue opere, provenienti dai fondi dedicati alla letteratura italiana del Novecento.

Le fotografie, raccolte da Alessandro Noceti della Libreria Carattere di Milano, sono state eseguite da diversi fotografi in vari momenti della vita dello scrittore e regista. Alcune immagini lo ritraggono da solo, altre lo vedono con amici e attori come Maria Callas, Anna Magnani, Giorgio Bassani, Sergio Citti, Ninetto Davoli, Orson Welles e molti altri.

La mostra vuole essere un tributo a una delle intelligenze maggiori che hanno animato la vita culturale italiana del secolo scorso. Nello stesso momento in cui si dedica un evento a un altro spirito inquieto del nostro Novecento, Curzio Malaparte, è sembrato giusto ricordare parallelamente Pasolini, nel tentativo di accomunare questi due grandi interpreti della cultura italiana, non solo per alcuni tratti comuni – lo scandalo suscitato sempre dai loro romanzi e racconti, dalla loro vita e la passione cinematografica che tra l’altro vede Pasolini citare nel suo Teorema la scena della processione del Cristo proibito malapartiano, le rubriche che dalle colonne dello stesso settimanale, "Tempo", li vedrà fustigare i costumi di una società che entrambi vedevano, in epoche diverse, degradata ed esausta – ma perché entrambi apparvero spesso "scomodi" per i loro contemporanei.

La scomodità del pensiero di Pasolini, la complessità del suo pensiero critico non solo politico ma anche letterario, fanno dello scrittore nato a Bologna, ma per altri aspetti legati alla sua biografia essenzialmente friulano e romano, uno degli uomini più interessanti e degni di nota tra gli intellettuali italiani del ventesimo secolo. Egli infatti non solo fu capace di farsi interprete della tradizione alta della cultura nostrana (tra i tanti esempi i suoi studi su Pascoli, già argomento della tesi), ma attraverso assidui studi sui dialetti e sulle forme culturali popolari seppe diventare anche uno spregiudicato innovatore della lingua letteraria italiana. Nel mondo del cinema portò uno stile che se pure nato dall’esperienza neorealista, per l’ampiezza dei contenuti e la profondità delle fonti, diviene col passare del tempo cifra inconfondibile di un pensiero cinematografico del tutto nuovo e originale. La mostra che si inaugura durante il XXI Salone del Libro Antico di Milano (Palazzo della Permanente di via Turati, dal 11 al 14 marzo) continuerà nella Sala Campanella della Biblioteca di via Senato dal 22 marzo sino al 9 luglio.

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