UN LIBRO IN MASCHERA

La mostra Un libro in maschera – ideata e curata da Gioia Mori - è una cerimonia di riparazione compiuta da artisti bibliofili per gli orrori di biblioclasti e per qualche errore della natura avvenuti nel XX secolo.

Potente ma fragile, il libro non ha trovato scampo alla violenza della natura e degli uomini neppure nei tempi moderni: incendi, alluvioni, bombardamenti, saccheggi hanno scandito come una nefasta litania la perdita di un sapere che rimarrà per sempre ignoto, inciso su manoscritti, tavolette di argilla, incunaboli irrecuperabili. Un fiume di fuoco e acqua ha percorso l’Europa e l’Asia dell’ultimo secolo, distruggendo, tra le altre, la biblioteca universitaria di Torino, invadendo con il fango dell’Arno le biblioteche di Firenze, devastando la biblioteca della duchessa Anna Amalia di Weimar.

C’è poi chi ha paura delle parole contenute in un libro, simulacro di Potere e Sapere, e dunque li brucia: sono i ''bibliocasti''. Consapevoli che ''bruciare un libro vuol dire bruciare un uomo'', hanno compiuto genocidi di carta e uomini, illuminando il buio di Berlino con il rogo dei ''libri degenerati'', cancellando la memoria di Estonia e Lituania e quella yiddish nell’Unione sovietica; hanno percorso la Cina della rivoluzione culturale mandando in fumo sapienza buddista e poesia feudale, ridotto in polvere la biblioteca nazionale di Phnom Pen e quella di Sarajevo, distrutto quelle di Herat, Kabul, Pul-i-Khumri e, completando un barbaro saccheggio, dato alle fiamme la biblioteca nazionale di Bagdad. Hanno offeso uomini e libri, violato quel luogo, la biblioteca, che ad Alessandria era indicata come ''Casa di cura dell’anima'', in cui – racconta Wenders - vivono abbarbicati sugli scaffali angeli sapienti.

Può però il libro sfuggire a quella distruzione totale che Bradbury ha profetizzato con Fahrenheit 451? Forse una via di sopravvivenza è nel camuffamento e, celandosi dietro forme e materiali inaspettati, il libro e il suo autore possono ingannare i nemici. Nasce così la mostra Un libro in maschera, che prende il titolo dall’opera verdiana, e in effetti la mostra è un ballo in maschera di ''libri felici'', pensati per sfuggire al disastro, per liberare le parole in essi contenute, per cancellare a occhi indiscreti il sapere: scrigni di sogni e vita di artisti, ironiche soluzioni, meditati inganni, sacralizzazioni e metamorfosi. A realizzare queste opere sono alcuni artisti del nostro tempo dotati di sacrale rispetto per il libro, che hanno spesso affrontato nel loro percorso il confronto con il Sapere, la Parola, la Scrittura.

Percorso ed elenco delle opere esposte

La mostra ha un percorso diviso in cinque sezioni, ognuna delle quali prende il titolo da un testo dedicato al libro, alla biblioteca, alla lettura:

  • La biblioteca entropica
  • L’inferno del bibliofilo
  • L’infinito intrattenimento
  • Gli indomabili
  • La rivolta degli angeli

LA BIBLIOTECA ENTROPICA

La prima tappa di questo viaggio attraverso la sofferenza del libro e la riparazione è dedicata al caos, al disordine, all’entropia che può sconquassare una biblioteca. La sua distruzione, l’attacco degli elementi, la furia dell’uomo disturbano una quiete che è prima di tutto della mente. La sofferenza del libro è rappresentata in forma microscopica nell’opera di Raffaele De Bernardi, un Libro maschera del 1983, un volume su cui i segni della distruzione disegnano un volto, che appare come una casuale e felice rispondenza con il titolo di questa mostra. Il Livre qui pleure del 1987 è l’opera di Mirella Bentivoglio, che identifica le lacrime nelle striature del marmo e indica alla pienezza del sapere con l’uovo di pierfrancescana memoria.

L'INFERNO DEL BIBLIOFILO

Il titolo della sezione è ripreso dal libro di Charles Asselineau (1860) in cui si racconta di un bibliofilo costretto da una presenza demoniaca a disfarsi dei titoli più pregevoli della sua biblioteca. La perdita di ogni libro è fonte di indicibile sofferenza, condivisa da chi considera la biblioteca luogo del sapere, ma soprattutto ''Casa della cura dell’anima'', come dicevano gli antichi. In questa sezione, alcune gigantografie rievocano disastri reali avvenuti negli ultimi cento anni. Tre i modi di distruzione raccontati da queste opere: l’incendio, l’alluvione e la guerra. A ogni modalità distruttiva vengono affiancate delle opere "riparatrici".

Fuoco: Gli incendi ricordati sono quelli della biblioteca universitaria di Torino (1904), della municipale di Linköping (1996), in cui è andata distrutta anche una delle versioni del dipinto di Arcimboldo Il Bibliotecario, e della biblioteca della duchessa Anna Amalia a Weimar (2004). Un’opera di riparazione è collocata all’esterno della sede espositiva, la monumentale scultura multimediale di Federica Marangoni intitolata L’archivio brucia (2008). All’interno, l’opera di Mirella Bentivoglio, Il messale della strega bruciata (1985), un lavoro che racchiude il ricordo dei roghi dell’Inquisizione, ma anche, attraverso il materiale usato, la lava, la rievocazione di tutti i testi perduti con l’eruzione del Vesuvio (79 d. C.).

Acqua: La distruzione portata dall’acqua dell’Arno a Firenze (1966) fu devastante per molte biblioteche; accorsero gli “angeli del fango” e fra loro c’erano Mirella Bentivoglio e Greta Schödl, autrici di Codice femminile (1966-2006), un’opera su teli di lino che furono raccolti in quei giorni a Firenze e su cui sono stati scritti, ripetuti come una litania, il luogo e la data del disastro in inchiostro nero e in oro, rimando ai perduti manoscritti. Altra opera “riparatrice” è Alluvione (1997-1998) di Franca Sonnino, un’installazione di libri realizzati in fil di ferro e cotone.

Guerra: La guerra e lo sfregio alla cultura dei vinti è l’offesa recata dagli uomini ai libri. È una storia antica e sempre uguale, e il XX secolo è stato forse il più attivo distruttore di cultura. Ai roghi dei libri nella Berlino nazista (1933), alla distruzione delle biblioteche durante la seconda guerra mondiale e alla devastazione delle biblioteche di Sarajevo (1992) e di Bagdad (2003), si contrappone la riparazione di Takako Araki, che con la Bibbia di sabbia (1980) in porcellana ricorda lo sfregio di Hiroshima; quella di Emilio Vedova, che sognava di veder collocata a Sarajevo la propria opera Chi brucia un libro brucia un uomo (1993), e la luminosa opera di Giuseppe Mestrangelo, Sutura (2007), un raro volume antico spezzato e “ricucito” da un filo di luce.

L'INFINITO INTRATTENIMENTO

Il percorso milanese contrappone a questo punto al caos della biblioteca sconvolta nel suo ordine e nella sua calma, l’armonia e la serena astrazione che solo ''l’infinito intrattenimento'' della lettura e di una biblioteca – evocato da Maurice Blanchot nel suo libro del 1969 - possono dare. È un mondo immaginario e lieve, dove la biblioteca diventa il punto di raccolta di energie positive, abitata dallo spirito dei sapienti e dagli angeli visibili de Il cielo sopra Berlino (1987) di Wim Wenders. Sul soffitto si staglia un’opera di Chiara Diamantini, Il libro degli astri (da L’infinito di Giacomo Leopardi) (2008), una volta celeste con le costellazioni disegnate dalle parole della poesia di Leopardi. Chiudono questa sezione due opere di intensa suggestione: L’arte e lo spazio (da Heidegger) (1983) di Giulio Paolini, le cui pagine interpolate da pietre e voltate da gentili mani di gesso prefigurano alcuni fotogrammi di Wenders e restituiscono il gesto gentile dell’apprendimento del sapere; e Per l’amor dei poeti di Lu Tiberi, opera appositamente realizzata per questa mostra, costituita da una scatola in vetro fuso e colorato, un pensatoio protetto in cui è racchiusa una figura in ceramica, una donna di lettura vestita di una carta percorsa da leggeri tratti di incisione.

GLI INDOMABILI

Odiavano il museo, ma idolatravano il libro, che compare mascherato da nave e da essere vivente – i Cartacei dalla forma a cono - nel testo di Marinetti del 1922 intitolato Gli indomabili. Ai futuristi si devono i primi libri ''indistruttibili'', opere realizzate con accortezze - bulloni e pagine di latta - che lo liberavano dalla fragilità della carta. Dinamo Azari, pilota spericolato ed editore, nel 1927 dota la legatura del libro di Fortunato Depero, Depero futurista, di bulloni e copiglie che rendono il volume forte come lo sportello di una macchina o di un aeroplano; ai futuristi si deve poi l’invenzione del libro di latta, e sono qui esposti i primi esemplari: Parole in libertà futuriste tattili (1932) di Filippo Tommaso Marinetti e Tullio d’Albisola e L’angurialirica (1934) di Tullio d’Albisola e Bruno Munari.

LA RIVOLTA DEGLI ANGELI

Come Sariette - il bibliotecario protagonista insieme ad Arcade, angelo custode ribelle, del testo La rivolta degli angeli (1914) di Anatole France - cerca di difendere i libri a lui affidati con espedienti di ogni genere che lo porteranno al crimine e alla follia, così un gruppo di artisti ha elaborato opere che ricordano come il libro, opportunamente mascherato, potrebbe ingannare i suoi persecutori (umani e naturali) e sopravvivere. Ad Arnaldo Pomodoro si deve un Foglio, del 1966, prezioso intervento in scala che solidifica la pagina in una fusione di bronzo argentato, mentre Christo elabora nel 1970 un insolito ''impacchettamento'', con conseguente occultamento: la lettera esplicativa che accompagna l’opera racconta infatti che si tratta di un libro nascosto, perché all’interno ci sono tutti i materiali per costruire un libro, dalla carta alla costola, dagli impaginati alle bozze corrette. A Pietro Consagra si deve nel 1971 un lievissimo libro-scultura in acciaio, Un millimetro: il titolo indica lo spessore di ogni ''foglio'', ognuno dei quali è una scultura a sé stante. Il Libro cancellato (1969) di Emilio Isgrò, e la sua colonna del Pentateuco Levitico (2006), inducono a preservare del testo poche essenziali parole, da tramandare come preziosi magici emblemi. L’opera di Gianfranco Notargiacomo è nata nel 1974: andata perduta, è stata rielaborata nel 2007, e preserva un frontespizio di un testo di Benedetto Croce sulla filosofia di Hegel, pubblicato nel 1907, trasportato su pvc, ingigantito e appeso al muro. È del 1979 un’opera di Omar Galliani sulla quale è intervenuta come suprema artefice la natura: Ri-Annunciazione, infatti, è un d’après da Ghirlandaio, un disegno che si è duplicato in forma più lieve per contatto con un altro foglio, a causa dell’umidità. Sempre di Galliani è l’Aquaticus Liber, elaborato nel 1977 e arricchito nei suoi riferimenti nel corso del 2007, un acquario in cui si ''sciolgono'' le immagini di molti suoi lavori proiettati, fino al loro completo dissolvimento che avviene con l’inevitabile evaporazione dell’acqua, che però – secondo recenti teorie – ha una memoria di ciò che in essa si bagna, e dunque preserva il ''ricordo'' di quanto distrugge. Le solide opere in marmo e travertino di Mirella Bentivoglio si contrappongono alle nove magiche scatole di pesante carta di lino di Franco Berdini, realizzate tra il 1995 e il 2007, ognuna delle quali racchiude elementi tratti dal gran libro della natura, o traccia l’essenza del pensiero di filosofi (Giordano Bruno), artisti (Leonardo) e scrittori (Borges), o racchiude tutto il bagaglio di viaggi mentali e reali nelle terre del sapere, Egitto e India.

La biblioteca errante di Petra Giacomelli è composta da una serie di libri-quadri realizzati tra il 2003 e il 2007: finlandese proveniente dai territori invasi dai russi, Giacomelli narra nelle sue opere la fuga, i paesaggi, i personaggi di una saga nordica che hanno conosciuto la dispersione del proprio patrimonio culturale; ogni quadro-libro nasce da un antico volume finlandese o russo che viene solidificato, e poi scavato, inciso e lavorato con collages di grande suggestione. Il libro-albero di Andrea Fortina è privato delle parole e sulle grandi foglie artificiali di loto si stendono le immagini del Sutra del loto (2007), opera innovativa nella tecnica e suggestiva nel concetto che vuole sottolineare, ovvero che la materia femminile (la foglia) abbia per natura un destino estraneo alla distruzione. Luigi Serafini, autore dei più bei libri degli ultimi trent’anni, fra cui il Codex Seraphinianus (1981), trasforma una sua pubblicazione del 1983 dedicata a Pulcinella in una danza gioiosa e giocosa di piccole maschere che si librano nell’aria, intitolandola Ex libris ad pastam pulcinellabunt (1983-2008). Ugualmente lieti e vibranti di luci al neon sono i piccoli libri di vetro di Federica Marangoni, gli Scritti di luce, anch’essi appositamente creati per questa esposizione.

Concepita come una cerimonia, come un rito religioso, la mostra è scandita nel suo percorso da musiche che sottolineano le diverse fasi del percorso di riparazione: alla diafana voce di Nico che disegna il momento della fine e della distruzione del sapere, succede la circolare armonia di un concerto brandeburghese di Bach, e finisce con l’intrigante valzer di Shostakovich che accompagna la felice danza dei libri mascherati.

ELENCO DEGLI ARTISTI PARTECIPANTI A MILANO

  • Takako Araki
  • Mirella Bentivoglio
  • Franco Berdini
  • Christo
  • Pietro Consagra
  • Tullio d’Albisola
  • Raffaele De Bernardi
  • Fortunato Depero
  • Chiara Diamantini
  • Andrea Fortina
  • Omar Galliani
  • Petra Giacomelli
  • Emilio Isgrò
  • Federica Marangoni
  • Filippo Tommaso Marinetti
  • Giuseppe Mestrangelo
  • Bruno Munari
  • Gianfranco Notargiacomo
  • Giulio Paolini
  • Arnaldo Pomodoro
  • Greta Schödl
  • Luigi Serafini
  • Franca Sonnino
  • Lu Tiberi
  • Emilio Vedova

Catalogo della mostra

UN LIBRO IN MASCHERA
Opera in 5 atti e 25 artisti
a cura di Gioia Mori
Traduzione italiano
Mese di pubblicazione aprile 2008
Formato 170x240 mm. Illustrazioni 54 a colori e 50 in b/n. Pagine 196 Legatura brossura con alette. Codice ISBN 978-88-87945-93-5. Prezzo € 40,00

Catalogo della mostra Un libro in maschera – Opera in 5 atti e 25 artisti, realizzata dalla Fondazione Biblioteca di via Senato su progetto e curatela di Gioia Mori. La mostra vuole essere un'opera di riparazione alla distruzione del libro nel Novecento, secolo in cui è stato messo al rogo, "profanato", bombardato, in quanto testimone della cultura e della storia di un popolo, oltre che vittima di enormi catastrofi naturali: incendi, alluvioni, terremoti ecc...

Può il libro sfuggire a quella distruzione totale che Bradbury ha profetizzato con Fahrenheit 451? Forse una via di sopravvivenza è nel camuffamento: celandosi dietro forme e materiali inaspettati, il libro e il suo autore possono ingannare i propri nemici. I libri presenti in mostra sono stati pensati per sfuggire al disastro, per liberare le parole in essi contenute, per cancellare a occhi indiscreti il sapere: scrigni di sogni e di vita, ironiche soluzioni, meditati inganni e metamorfosi.

Ci si trova di fronte ad un "ballo in maschera di libri felici": l'oggetto–libro viene re-interpretato, re-inventato, celato e nascosto attraverso l'uso di tecniche e materiali inaspettati, da parte di 25 illustri e tra i più affermati artisti del nostro tempo, dotati di sacrale rispetto per il libro, che hanno spesso affrontato nel loro percorso il confronto con il Sapere, la Parola, la Scrittura.

Download

Scheda catalogo
Invito alla mostra

Depliant
Manifesto