dal 24 agosto al 2 ottobre 2009
Archivio mostre
Giordano Bruno e Tommaso Campanella. Opera Omnia
Roma, 7 agosto 1603: quella mattina, alle porte della
Cancelleria Apostolica, il cursore Laerzio Cecchetti
affiggeva un editto del Maestro del Sacro Palazzo,
Giovanni Maria Guanzelli da Brisighella, che notificava la
proibizione di una sessantina di libri. Per alcuni di questi,
si stabiliva una necessaria
emendatio ed
expurgatio, come
previsto dalla
Instructio dell’edizione dello
Index librorum
prohibitorum promulgata da Clemente VIII nel 1596,
ma per una decina di autori, la condanna era senza appello:
opera omnia omnino prohibentur. Accanto ai nomi degli
eretici e degli eresiarchi che dall’edizione dell’
Index nel
1559 (il primo
Indice romano ad avere effettiva diffusione:
dunque, giusto quattrocentocinquanta anni orsono) avevano
determinato, con la lacerazione dell’unità religiosa in
Europa, la più grave crisi nella storia della Chiesa, figuravano
i due più grandi filosofi italiani tra Cinquecento e Seicento:
Giordano Bruno (1548-1600) e Tommaso Campanella
(1568-1639), i più emblematici per il comune destino
di ribellione, fuga, persecuzione e censura.
Il percorso della mostra
Giordano Bruno e Tommaso
Campanella. Opera omnia prende spunto dalla perentoria
condanna dei due filosofi nell’Editto del Maestro del Sacro
Palazzo, "
Iordani Bruni Nolani libri & scripta omnino
prohibentur"; "
Thomae Campanellae opera omnia
omnino tolluntur". Nell’Editto si intimava pertanto: "di
provedere con diligenza, e sollecitudine, che in quest’Alma
Città di Roma non si stampi, vendi, ò in qualsivoglia
modo tratti, e maneggi libro alcuno prohibito, ò sospeso".
L’importanza e il fascino della Mostra consistono nel riunire
un numero notevole delle rarissime prime edizioni
delle opere di Giordano Bruno con l’opera in prima edizione
pressoché completa di Tommaso Campanella, affiancata
in molti casi dalle non meno rare seconde e terze
edizioni o contraffazioni. Tutti i volumi esposti di Bruno
e Campanella fanno parte oggi del Fondo antico della Biblioteca di via Senato. Un ulteriore fattore d’interesse deriva
dalle provenienze illustri, talune di amici dei due filosofi,
che fanno rivivere l’atmosfera dell’epoca. Il prezioso
volume in cui sono uniti
De la causa, principio, et uno
(1584) e
De l’infinito universo et mondi (1584) di Bruno
porta la nota manoscritta "ex dono Joannis Florio". Giovanni
Florio (1553-1625) fu amico caro di Bruno e fine
letterato dell’Inghilterra elisabettiana. Il
De monade numero
et figura (1591) di Bruno rivela la provenienza del filosofo
tedesco Luderus Kulenkamp (1724-1794) che possedeva
anche manoscritti del filosofo nolano. L’esemplare
di
Prodromus philosophiae instaurandae (1617) di Campanella
mostra una dedica autografa del curatore dell’edizione
Tobias Adami (1581-1643): "Adami à Rosenano
Floren".
Per la prima volta in assoluto sarà in visione fuori Roma
la sentenza di condanna di Giordano Bruno dell’8 febbraio
1600, un documento unico e di valore inestimabile,
oggi custodito nell’Archivio della Congregazione per la
Dottrina della Fede (Città del Vaticano).
Divisa in due parti ordinate cronologicamente e dedicate
rispettivamente al Nolano e allo Stilese, la Mostra presenta
soprattutto le splendide e molto rare prime edizioni, ma
anche stampe di vedute e il ritratto a olio di Campanella
eseguito a Parigi nel 1639, che dà il nome alla Sala Campanella
della Biblioteca di via Senato.
Il destino comune di persecuzione ed esilio dei due filosofi
ha avuto come conseguenza che i luoghi della loro vita
e
peregrinatio europea così come quelli di stampa dei loro
scritti sono i più diversi. L’idea guida della Mostra consiste
nel presentare “vedute” di libri e di luoghi di entrambi
gli autori: Giordano Bruno che viaggia per tutta l’Europa
da Nola a Napoli, Roma, Ginevra, Parigi, Londra, Wittenberg,
Praga, Helmstedt, Francoforte, Zurigo, Padova,
Venezia fino al ritorno, non più come uomo libero, a
Roma; Tommaso Campanella che pur rimanendo in Italia
fino al 1634, quando è costretto a fuggire in Francia
dove potrà finalmente curare personalmente la pubblicazione
delle proprie opere, ha tra il 1617 e il 1630 un notevole
numero di scritti editi a Francoforte sul Meno, grazie
all’interessamento e alle cure dell’amico tedesco Tobias
Adami.
Affidati a Eugenio Canone per la parte filosofica e Annette
Popel Pozzo per la parte catalografica, i pezzi esposti si
pongono l’obiettivo di fornire non solo un’esposizione ragionata
del rilievo che hanno avuto i singoli testi (che di
per sé sarebbe già un grande risultato), ma anche informazioni
sull’epoca.
Il tempo passato sui libri secondo Bruno procura amabilità e stimola tolleranza, indica la via per una compiuta
riforma dell’animo: controllo degli umori, beatitudine
interiore e – insieme – rispetto per il passato, attenzione
per il presente e apertura verso il futuro; quindi, cura per
le espressioni di una tradizione che unisce ed eleva gli
animi: più sollecitudine che ozio. Nello
Spaccio de la bestia
trionfante, il personaggio principale, di nome Sofia, fa
un’appassionata difesa dei libri e di una biblioteca pubblica
libera e senza censure: "non è lezzione, non è libro –
arriva ad affermare Sofia – che non sia essaminato da dèi,
e che se non è a fatto senza sale non sia maneggiato da dèi;
e che se non è tutto balordesco non sia approvato, e messo
con le catene nella biblioteca commune: perché pigliano
piacere nella moltiforme representazione di tutte cose, e
frutti moltiformi de tutti ingegni" (ed. "Biblioteca dell’Utopia",
vol. 10, Milano 2000, p. 139). I libri, con i loro
innumerevoli mondi speculativi, morali, estetici sono gli
amici preziosi nelle dinamiche di comprensione e invenzione
per le quali l’uomo, facendo interagire l’intelletto e
la mano, riesce con l’arte a spingersi oltre la natura."
Tanto amò i libri Campanella che a proposito delle regole
da seguire per filosofare in modo adeguato, raccomanda
"di non aderire a nessuna scuola di filosofi o legislatori al
punto da ritenerla immune da errori" e però anche di leggere
"i libri di tutti gli uomini, e non respingere a prima
vista tutto ciò che non si accorda con il tuo intelletto". D’altra
parte, Campanella non si stanca di sottolineare che
"Dio solo è verace" e colui che vuole indagare la verità deve
cessare di "voltar libri" nelle biblioteche e rivolgersi invece
alla lettura del codice di Dio, il libro della natura, ossia "il
libro dove il Senno Eterno scrisse i propri concetti".
Risultato della passione caratterizzante la Biblioteca di
via Senato per i Maestri dell’Utopia, la Mostra interviene
con originalità nell’anniversario della prima edizione dell’
Index
romano dei libri proibiti, presentando i duplici
opera omnia di Bruno e Campanella, condannati dall’editto
dell’agosto del 1603. La Mostra non ambisce a essere
una compiuta presentazione dell’intero materiale bibliografico
bruniano e campanelliano: essa si presenta piuttosto
come un invito ad apprezzare il valore, l’unicità,
l’aura che si sprigiona dai libri dei due autori e che ha un
riflesso nell’attenzione amorevole delle descrizioni relative
agli esemplari esposti. Si tratta di un punto di partenza per
l’ulteriore sviluppo di strumenti di carattere bibliografico
e iconografico relativi al Rinascimento.
Download