dal 11 al 14 marzo 2010
Archivio mostre
Immagini corsare. Ritratti e libri di Pier Paolo Pasolini
A trentacinque anni dalla tragica scomparsa, la Fondazione Biblioteca di via
Senato di Milano vuole dedicare alla figura di Pier Paolo Pasolini una mostra bibliofotografica.
Saranno esposte una settantina di fotografie originali e una ricca scelta di edizioni di sue opere, provenienti
dai fondi dedicati alla letteratura italiana del Novecento.
Le fotografie, raccolte da Alessandro Noceti della Libreria Carattere di Milano,
sono state eseguite da diversi fotografi in vari momenti della vita dello scrittore e regista.
Alcune immagini lo ritraggono da solo, altre lo vedono con amici e attori come
Maria Callas, Anna Magnani, Giorgio Bassani, Sergio Citti, Ninetto Davoli, Orson Welles
e molti altri.
La mostra vuole essere un tributo a una delle intelligenze
maggiori che hanno animato la vita culturale italiana del secolo scorso.
Nello stesso momento in cui si dedica un evento a un altro spirito inquieto
del nostro Novecento, Curzio Malaparte, è sembrato
giusto ricordare parallelamente Pasolini, nel tentativo
di accomunare questi due grandi interpreti della cultura
italiana, non solo per alcuni tratti comuni – lo scandalo
suscitato sempre dai loro romanzi e racconti, dalla loro
vita e la passione cinematografica che tra l’altro vede Pasolini
citare nel suo
Teorema la scena della processione del
Cristo proibito malapartiano, le rubriche che dalle colonne
dello stesso settimanale, "Tempo", li vedrà fustigare
i costumi di una società che entrambi vedevano, in
epoche diverse, degradata ed esausta – ma perché entrambi
apparvero spesso "scomodi" per i loro contemporanei.
La scomodità del pensiero di Pasolini, la complessità del
suo pensiero critico non solo politico ma anche letterario,
fanno dello scrittore nato a Bologna, ma per altri aspetti
legati alla sua biografia essenzialmente friulano e romano,
uno degli uomini più interessanti e degni di nota tra gli intellettuali
italiani del ventesimo secolo. Egli infatti non
solo fu capace di farsi interprete della tradizione alta
della cultura nostrana (tra i tanti esempi i suoi studi su
Pascoli, già argomento della tesi), ma attraverso assidui
studi sui dialetti e sulle forme culturali popolari seppe diventare
anche uno spregiudicato innovatore della lingua
letteraria italiana. Nel mondo del cinema portò uno stile
che se pure nato dall’esperienza neorealista, per l’ampiezza
dei contenuti e la profondità delle fonti, diviene
col passare del tempo cifra inconfondibile di un pensiero
cinematografico del tutto nuovo e originale.
La mostra che si inaugura durante il XXI Salone del Libro
Antico di Milano (Palazzo della Permanente di via Turati,
dal 11 al 14 marzo) continuerà nella Sala Campanella
della Biblioteca di via Senato dal 22 marzo sino al 9 luglio.
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