dal 2 marzo al 26 settembre 2010
Archivio mostre
TOSCANINI
Il Maestro
Sin dal periodo torinese (1895-1898), durante il quale Arturo Toscanini, prima al Teatro Regio poi al Carignano, attuò alcune innovazioni nella direzione orchestrale destinate a divenire prassi comune dell'epoca - estremo rigore filologico del testo funzionale alla logica scenica e a una fedele interpretazione dei ruoli, puntuale aderenza al carattere storico-psicologico del dramma attraverso una scenografia e una regia in grado di rifletterne appieno lo spirito - e, nel contempo, attuò una personale concezione interpretativa fondata sull'intimo binomio Verdi-Wagner, strinse una serie di relazioni con personalità artistiche, che avrebbero inciso profondamente sui suoi futuri orientamenti estetici.
Il Collezionista
Sarà l'amicizia con Leonardo Bistolfi, suggellata nel 1898 dalla partecipazione dello scultore all'Esposizione Nazionale torinese, durante la quale il maestro terrà una serie di concerti inaugurali, a mettere in contatto Toscanini con il mercante - pittore Vittore Grubicy De Dragon. Tra i due nasce così uno stretto sodalizio estetico-culturale, del quale sono ancora oggi tangibile testimonianza i dipinti puntualmente acquistati, su suggerimento del mercante, dal direttore d'orchestra. I vantaggi, non solo economici, che Grubicy ne trarrà, gli assicureranno un discreto benessere, sino alla morte avvenuta nel 1920. Niente esclude che proprio quel rapporto possa avere avuto importanti riflessi su taluni aspetti inerenti alla professione del maestro, non ultimo le originali scelte scenografiche adottate alla Scala, principalmente dal 1921 al 1929, periodo del suo ultimo sodalizio con il teatro milanese, prima di assumere la direzione musicale della New Philharmonic di New York. Ad affinare la sua sensibilità di collezionista fuori dagli schemi che sa guardare al realismo con un occhio rivolto alle istanze del proprio tempo hanno concorso oltre alle relazioni amichevoli con artisti quali Giacomo Grosso, Benvenuto Benvenuti, Adolfo Wildt e Arturo Tosi, le frequentazioni del mercato milanese del primo dopoguerra, da cui ebbe modo di alimentare ed appagare la sua passione collezionistica; passione che lo portò a dare vita, con spirito lungimirante, ad una selezionata raccolta della scuola macchiaiola e divisionista.
Le opere
Dal nucleo di opere identificate emergono, essenzialmente, questi due indirizzi stilistici, estremamente divergenti tra loro ma, sotto certi aspetti, complementari per quanto di rigorosamente scientifico e di profondamente ispirato convive nella poliedrica personalità di Toscanini. Trovano così giustificazione alcune presenze solo all'apparenza contraddittorie nel gusto e divergenti per ambito culturale quali
Pastura in montagna di Raffaello Sernesi,
La Lettura di Silvestro Lega,
Neve in agosto a Schilpario di Grubicy. Per non parlare della
Toilette del mattino di Telemaco Signorini, opera fondamentale della collezione, acquistata direttamente alla vendita dell'atelier del pittore fiorentino, presso la Galleria Pesaro di Milano nel 1929 e che, non a caso, per le molteplici e ardite implicazioni di un soggetto che si direbbe tratto da un racconto di Zola, ha costituito un modello scenografico di riferimento per un regista colto e raffinato come Luchino Visconti.
La mostra è realizzata in collaborazione con l'Istituto Matteucci di Viareggio e l'Associazione Amici della Scala. In catalogo un saggio di Elisabetta Palminteri Matteucci, Fernando Mazzocca, Francesca Velardita, e testimonianze di Armando Torno, Ubaldo Mirabelli, un contributo di Anna Crespi, Vittoria Crespi degli Amici della Scala. Un prezioso apporto per l'allestimento della sezione documentaria sarà offerto dal Museo d'Arte Contemporanea di Trento e Rovereto, presso i cui archivi sono conservati i Fondi Grubicy e Benvenuti.
Fra i documenti in mostra infatti, le schede autografe nelle quali Manzoni indicava agli artisti le proprie istruzioni per l'esecuzione dei disegni dell'edizione illustrata dei
Promessi Sposi del 1840: uno per uno l'autore annotava i momenti del romanzo da illustrare, i tempi e le inquadrature da dare alle immagini, le dimensioni, l'inserzione e la distribuzione rispetto al testo. Di queste indicazioni si giovò il pittore Francesco Gonin, presentato a Manzoni da Massimo d'Azeglio e incaricato di illustrare il romanzo con una sequenza compiuta di vignette. Oltre a una selezione di esse, la mostra, attingendo dal cospicuo fondo manzoniano acquisito e conservato oggi dalla Biblioteca di via Senato, presenta alcune edizioni illustrate del XIX e XX secolo a testimonianza della qualità e validità degli incisori e illustratori - da Gonin a Previati e altri - che hanno illustrato l'opera di Manzoni.
Un nucleo prezioso e inedito, proveniente sempre dal fondo manzoniano della Biblioteca di via Senato, è rappresentato dai disegni originali realizzati da Giacomo Mantegazza per il celebre concorso bandito nel 1895 da Hoepli per un'edizione illustrata dei Promessi Sposi. Giacomo Mantegazza realizzò immagini suggestive e ricche di vivaci citazioni del mondo milanese grazie alle quali arrivò secondo dopo Gaetano Previati.
Alla rassegna bibliografica si affianca anche una sezione dedicata a opere di importanti artisti dell'Ottocento, tra i quali Massimo d'Azeglio, Giuseppe Molteni e Luigi Bianchi che ritraggono il grande scrittore o si ispirano ai luoghi, ai personaggi e agli episodi dei
Promessi Sposi. Le opere, provenienti da raccolte pubbliche e private, risultano preziose per una ricostruzione storico-letteraria della fortuna del romanzo, come nel caso della
Lettura in famiglia di un punto commovente dei Promessi sposi di Emilio De Amenti.
Come per tutte le altre esposizioni della Fondazione, la mostra è corredata da
diverse attività didattiche, quali visite guidate per Scuole (di ogni grado e ordine) e per adulti, incontri, conferenze, laboratori didattici, visite teatralizzate, serate di lettura, spettacoli teatrali rivolti alle Scuole ma anche al grande pubblico.
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